Sab. Lug 13th, 2024

Dalle prime ore di questa mattina una maxioperazione sui reati ambientali ha coinvolto le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza. I Carabinieri del Comando Tutela Ambientale e Sicurezza Energetica e del Comando per la Tutela Forestale e dei Parchi, hanno eseguito numerosi provvedimenti cautelari personali e reali, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catanzaro. La motivazione dei provvedimenti risiede in un rilevante inquinamento ambientale determinato dall’illecita gestione di molteplici impianti di depurazione a servizio dei comuni calabresi. Oggetto dell’indagine un’organizzazione finalizzata all’ottenimento di più commesse, all’esecuzione di appalti in frode ai contratti e alla commissione di reati ambientali derivanti dalla gestione di 34 depuratori a servizio di 40 comuni delle 5 province calabresi. L’inchiesta, denominata “Scirocco” ha portato all’ arresto di 17 persone – 4 in carcere e 13 ai domiciliari -e notificato un obbligo di presentazione alla Pg. I reati contestati sono: associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale e frode nelle pubbliche forniture. Inoltre è stata contestata anche una tentata estorsione aggravata dalla modalità mafiosa ai danni di un dipendente di una società che avrebbe subito una minaccia da parte di esponenti della consorteria di ‘ndrangheta di Cirò Marina su commissione del proprio datore di lavoro per non farlo rivolgere ai sindacati per ottenere il pagamento di alcuni stipendi. Altre 12 persone tra cui 4 funzionari di enti locali, sono stati destinatari di informazioni di garanzia. Il gip ha anche disposto il sequestro preventivo delle quote e del compendio aziendale di 6 società con sede in provincia di Catanzaro per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro. I responsabili delle società sono stati accusati di aver ottenuto profitti illeciti dall’abbattimento dei costi di gestione dei depuratori derivati dalla mancanza di manutenzione e dal trattamento parziale dei fanghi e dallo smaltimento illecito degli stessi. Ad alcuni comuni venivano richiesti gli oneri per la manutenzione che, in realtà, dovevano essere a carico della società. Tali condotte avrebbero provocato il malfunzionamento dei sistemi di depurazione, che in 10 casi almeno, versavano i liquami non trattati nei terreni circostanti e in mare. Durante le indagini 4 depuratori sono stati sottoposti a sequestro e l’accesso agli impianti di 24 comuni ha fatto emergere diversi casi di frode ai danni della pubblica amministrazione istruzione con il concorso di funzionari pubblici. I periodici monitoraggi da parte di Legambiente sulla qualità del mare, dei fiumi e delle coste hanno contribuito nella lettura dei dati utili alle indagini.
   
   

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