Sab. Lug 13th, 2024

A Borgo Podgora, una frazione di Latina, la tragedia che ha scosso profondamente la comunità dei lavoratori migranti, e l’Italia intera continua a far emergere i dettagli raccapriccianti. Satnam Singh, un bracciante indiano di 31 anni, è deceduto in seguito a un incidente sul lavoro con un macchinario agricolo. La moglie, Sony, anch’essa indiana, ha raccontato con dolore agli inquirenti i dettagli dell’accaduto, che gettano luce sulle condizioni disumane in cui lavorano molti migranti.

Secondo Sony, il proprietario dell’azienda agricola, dove entrambi lavoravano senza regolare contratto, ha preferito portare Satnam a casa anziché in ospedale per evitare che si sapesse delle condizioni illegali e pericolose di lavoro. “Ha messo davanti a tutto la sua azienda agricola”, ha dichiarato la donna ai carabinieri, aggiungendo che il padrone ha sequestrato i telefoni dei lavoratori per impedire che chiamassero i soccorsi.

Nonostante la disperata richiesta di aiuto di Sony e i tentativi dei medici di salvare il marito, Satnam è morto dopo aver perso troppo sangue durante i 90 minuti di attesa per i soccorsi. “Se muore lui, muoio io. Se vive lui, vivo io”, ripeteva Sony, aggrappata alla speranza in una stanza dell’ospedale San Camillo di Roma.

Il proprietario dell’azienda è ora indagato per omicidio colposo, omissione di soccorso e violazione delle norme sulla sicurezza. Si è difeso dicendo di essere stato colto dal panico. Tuttavia, emergono testimonianze sconvolgenti sulle condizioni di lavoro nella sua azienda: 12 ore al giorno per 5 euro l’ora, con molti lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno e diritti basilari.

La storia di Satnam e Sony, una coppia affiatata arrivata in Italia tre anni fa in cerca di una vita migliore, si è conclusa in modo tragico. Gli amici descrivono il loro legame come unico: “Se lei stava male, lui restava a casa, preferiva perdere una giornata di lavoro pur di non lasciarla sola”. Ora, Sony deve affrontare un futuro incerto, con la perdita del marito e la speranza di giustizia per le condizioni disumane subite.

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