Mer. Lug 24th, 2024

AMANTEA – Vincenzo Pellegrino, il sindaco che due anni fa ha preso in mano il dissestato Comune di Amantea (con oltre 40 milioni di euro di debito ereditato), dopo uno scioglimento per infiltrazioni mafiose e un lungo periodo commissariale, guida una squadra di consiglieri senza esperienza politica amministrativa alle spalle. Pellegrino, noto per essere un uomo di sinistra, è stato in passato anche coordinatore cittadino dei Democratici di Sinistra.

Ad Amantea, tuttavia, una parte del Partito Democratico locale porta avanti un’opposizione serrata. L’ultima polemica riguarda la spinosa questione dell’Autonomia Differenziata, recentemente approvata in Parlamento. Su questo tema, Pellegrino si è espresso chiaramente, definendo l’intervento legislativo una iattura per il Sud, che finisce per dividere in modo irreversibile l’Italia tra regioni ricche e regioni storicamente lasciate in una condizione di povertà.

Lei è ancora fermamente convinto delle conseguenze negative per la Calabria e per il Sud che comporta la legge appena approvata?

“Non solo continuo ad esserne convinto, ma ritengo la legge approvata il punto di arrivo per chi ha sempre avuto come obiettivo la secessione. Credo che siamo di fronte a una fase cruciale della storia del Paese, in cui l’unità nazionale è messa in discussione nei suoi principi fondamentali, a cominciare da quello solidaristico. Il tutto dopo aver depredato il Sud di mezzi e soprattutto di saperi”.

E allora perché alcuni ambienti politici del suo territorio da alcuni giorni l’attaccano mettendo in dubbio questa sua posizione?

“La mia posizione è sempre stata chiarissima. E non è maturata solo in connessione con la mia esperienza di amministratore ma anche e soprattutto come medico. Ho passato una vita nel contrastare l’emigrazione sanitaria, rinunciando a maggiori soddisfazioni professionali ed economiche nel Nord del Paese e all’estero, proprio per rientrare in Calabria da calabrese e mettendo a disposizione dei pazienti la mia esperienza accumulata fuori dalla mia regione. Non siamo in tanti ad averlo fatto. Se ci rivolgiamo alla storia, dunque, le ennesime sterili polemiche fomentate da alcuni circoscritti settori della città non possono che apparire incomprensibili e illogiche. In realtà, dobbiamo guardare a questi fenomeni come strumento di banale e francamente inconsistente battaglia politica, portata avanti, mi lasci dire, da alcuni mestatori del nulla”.

E però l’accusano di non aver ancora firmato il documento, in queste ore già sottoscritto da tanti sindaci calabresi, anche di città importanti come il capoluogo di regione, in cui si sollecita di impugnare la legge davanti alla Consulta…

“Non sono pregiudizialmente contro questa iniziativa, così come credo se ne stiano elaborando altre. La questione che mi lascia perplesso è il metodo. Non è il momento, secondo me, di mettere il cappello su questa o altra iniziativa che possono avere il loro significato ma sulle quali sarebbe auspicabile avere la massima convergenza. Nelle giornate del 10 e 11 luglio prossimi, come mi era già stato anticipato, la presidente dell’Anci, Rosaria Succurro, ha convocato l’assemblea regionale di Anci. Ritengo sia quella la sede opportuna per prendere le decisioni più utili di contrasto all’applicazione della legge appena approvata. Ci sarà da fare una battaglia complessa e lunga, ed è evidente che la coesione diventa fondamentale, non solo tra i sindaci, le forze sociali e i partiti calabresi, ma in accordo con le altre regioni del Sud. L’Anci, in questo, può e deve assumere un ruolo centrale di coordinamento, al di là delle appartenenze politiche, come mi pare, peraltro, stia avvenendo”.

Lei pensa che il Sud ce la farà a vincere questa battaglia?

“Sì, se sarà unito senza fughe in avanti, interessi di bottega o malcelate aspettative elettorali. E poi, guardi, questa non è solo una battaglia storica per il Sud ma per l’Italia intera”.


Intervista a cura di Paolo Orofino, pubblicata sul “Quotidiano del Sud”

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